il marinaio

sono gocce di sale che inumidiscono la pelle.

è il ronzio sordo di paure nascoste, incastonate tra gli stralci di una vita sorpresa a camminare su un sentiero di cotone, il passo lento di un ricordo sotterrato.

è il tramestio di una gioia infantile, di una corsa orfana, di un gioco dimenticato.

il verde, sempre più verde, e l’azzurro, sempre più azzurro, di un sogno di bambina, di occhi spalancati sulla memoria, di parole spezzate e strozzate.

è una mano di ruvida saggezza, il pianto sommesso di trecce di grano, una carezza appoggiata su una scala malconcia, un cappello di misteri indovinati.

sono foglie di felicità carpita al vento, tranci di legno tramutatisi in polvere, perle d’argento in una scia di lucciole, canti di luna mentre i pensieri si assopiscono in un rifugio di braccia e lana.

è il sapore acre di una solitudine improvvisa, di una lancia di vetro e magenta, di una corda rovente tra le dita, di un grido annientato su una nota di dolore, di labbra ricurve su se stesse.

è l’assenza di vocali, inchiodate al suolo da un bastone di cera, l’incompletezza di lettere incastrate tra respiri asfissiati.

ma è un’aria che sgorga da un’imperitura pietra, un nome intagliato nell’amore, custode di una gentilezza arcaica, di un’armonia rievocata, di una resurrezione antica.

ancora, ed una volta, ancora.

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